I disturbi dello spettro autistico (ASD) sono definiti nel DSM-5 (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) come una compromissione grave e generalizzata in due aree principali dello sviluppo:

  • deficit persistenti della comunicazione sociale e dell’interazione sociale
  • pattern di comportamento, interessi o attività ristretti e ripetitivi

Forme di autismo più lievi, la Sindrome di Asperger

Nel linguaggio comune si parla di autismo, ma, a causa dei vari livelli di gravità, di sintomi e di abilità e disabilità, è stato definito come sopra riportato, cioè come ASD.

Per esempio, esistono forme più lievi come la Sindrome di Asperger.

I bambini con Asperger presentano tendenze a isolarsi, difficoltà a creare amicizie, problemi di comunicazione, incapacità a comprendere le intenzioni dei loro coetanei, talvolta anche goffi nei movimenti e per questi motivi spesso sono anche vittime di bullismo.

Tuttavia, nella loro solitudine, tendono ad assorbirsi completamente nelle loro passioni e nei loro hobby, al punto di diventare dei piccoli esperti.

Un esempio ben conosciuto è la celebre svedese Greta Thunberg, che sostiene di vedere il mondo attraverso occhi diversi, senza rassegnarsi ai problemi legati al riscaldamento globale.

Altre patologie che rientrano nel gruppo dei disturbi dello spettro autistico sono la Sindrome di Rett, il Disturbo Disintegrativo dell’infanzia e il Disturbo (pervasivo) Generalizzato dello Sviluppo NAS (non altrimenti specificato).

I sintomi dell’autismo nei bambini

I sintomi iniziali dell’autismo possono essere osservati già nella prima infanzia, a partire dal secondo anno di vita, o addirittura dai 12 mesi se il disturbo è di grave identità, vediamo i più comuni:

  • Il linguaggio verbale: i bambini autistici non parlano (o parlano poco), si esprimono con parecchie difficoltà e faticano a comprendere espressioni e significati; l’impressione che abbiamo dall’esterno sono dei bambini che sembrano essere sconnessi dalla realtà.
  • Il linguaggio non verbale: sono presenti notevoli difficoltà e disabilità nella comprensione delle espressioni del volto, dei toni della voce, dei gesti e del contatto fisico e visivo.
  • Le connessioni sociali: il soggetto autistico è inabile ad inserirsi in un contesto familiare e sociale (come conseguenza dei due punti precedenti).
  • I comportamenti: sono stereotipati, rigidi, ristretti e sempre uguali.
  • L’emotività: c’è a esprimere e comprendere le proprie emozioni e quelle delle persone circostanti.
  • Le risposte agli stimoli esterni (alimenti, suoni o rumori, oggetti in movimento ecc.) sono inadeguate e anomale.
  • Il potenziale cognitivo, la memoria, le capacità di calcolo, le abilità musicali e matematiche possono essere incredibilmente sviluppati in certi soggetti affetti dai disturbi dello spettro autistico
  • Talvolta sono presenti invece disabilità intellettive in presenza di anomalie dell’elettroencefalogramma (pur in assenza di segni di epilessia).

Se non curati con terapie e trattamenti adeguati, tutti questi tratti sopra riportati possono peggiorare nella vita adulta.

Ricordiamo che ogni individuo autistico è diverso, perciò si trovano sia soggetti a basso funzionamento che ad alto funzionamento (cioè capaci di avere relazioni sociali, di comunicare sufficientemente e di sfruttare le loro abilità intellettive.

Disturbi dello sviluppo, il ruolo della riabilitazione

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Riabilitazione nei disturbi di tipo autistico

Sebbene non sia possibile individuare un trattamento specifico ed esclusivo per tutti i soggetti affetti da autismo (questo a causa della vasta gamma e complessità dei sintomi e dei vari livelli di gravità), i trattamenti per i disturbi dello spettro autistico sono possibili e aiutano a vivere meglio.

Il percorso terapeutico deve essere adattato all’itinere, all’evoluzione e ai cambiamenti dei sintomi. È necessario porre vari obiettivi intermedi.

In generale, esistono cure terapeutiche e cure farmacologiche (attenzione: non esiste un farmaco specifico per l’autismo, bensì medicinali che aiutano a affrontare e ridurre i sintomi; una cura farmacologica da sola non è sufficiente, deve accompagnare e supportare quella terapeutica).

Cure terapeutiche per l’autismo:

  • L’analisi comportamentale applicata (ABA): questo approccio si concentra sull’analisi dei comportamenti, per comprenderne le cause e prevenire le conseguenze problematiche, fornendo al bambino alternative più efficaci e funzionali; questa terapia migliora le capacità cognitive, i comportamenti e il linguaggio
  • Gli interventi comportamentali specifici vengono attuati in presenza di numerosi e abbastanza gravi comportamenti particolari, in modo da diminuirne la frequenza, la gravità e incrementare e sviluppare le capacità adattative
  • La Terapia Cognitivo-Comportamentale, è spesso la prima scelta per parecchi disturbi psichiatrici, fra cui le forme lievi di autismo come la Sindrome di Asperger, ed è ancora basata sull’ABA; si concentra su rendere funzionale l’alimentazione, l’igiene personale, la capacità di vestirsi, regolare il sonno
  • Il TEACCH (“Treatment and Education of Autistic and Related Communication Handicapped Children”) punta a sviluppare migliorare l’autonomia del bambino e modifica il suo ambiente adattandolo alle sue esigenze (suggerimenti visivi, riduzione di interazioni sociali complesse, seguire una routine e un programma e minimizzare le stimolazioni sensoriali disturbanti); fra i risultati si osservano miglioramenti delle abilità motorie, delle performance cognitive, il funzionamento sociale e la comunicazione con gli altri bambini
  • Parent Training: è un percorso che vede un coinvolgimento attivo dei genitori ed un continuo adattamento del contesto ambientale in cui cresce il bambino, prevede un’attivazione degli interventi sociali per incrementare la comunicazione, facilitare un ampiamento degli interessi e favorire il benessere emotivo
  • Interventi a supporto della comunicazione: si utilizza un supporto visivo alla comunicazione, tuttavia questo tipo di trattamento dimostra prove di efficacia parziali.

La terapia occupazionale, riabilitare con il fare

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Cure farmacologiche per l’autismo:

  • Antipsicotici tipici e atipici: aloperidolo, clorpromazina, risperidone,
  • aripiprazolo
  • Antidepressivi: fluoxetina, clorimipramina, clonidina
  • Stimolanti: metilfenidato, atomoxetina
  • La melatonina in presenza di disturbi del sonno
  • Farmaci anticonvulsivanti (valproato) in presenza di epilessia.

Qui potete trovare i migliori centri di riabilitazione per i disturbi dello spettro autistico.

Buone pratiche per i disturbi dello spettro autistico

Per aiutare chi è affetto dall’ASD e meglio vivere con questo disturbo, la prima cosa da fare è conoscere i disturbi dello spettro autistico, cioè informarsi circa la storia del disturbo, la sua distribuzione, le sue cause scatenanti, i sintomi e come si manifesta nei bambini e negli adulti. Comprendere è il primo passo per aumentare il benessere e migliorare la qualità della vita.

Il secondo passo è puntare l’attenzione sulla diagnosi e sul trattamento, che vede l’impegno del medico di famiglia, gli psicologi, gli psichiatri, gli psicoterapeuti, i professionisti nella riabilitazione, ma anche la famiglia, gli insegnanti o educatori (nel caso di un paziente minorenne), gli eventuali amici (nel caso di un paziente autistico di alto funzionamento) e tutto l’ambiente circostante.

Il fine è di rendere il soggetto autistico il più autonomo possibile, secondo il suo diritto all’ autodeterminazione.

Infine, il terzo passo è quello dedicato all’inclusione scolastica, sulla
personalizzazione dei percorsi di apprendimento, sui diritti agli alunni ASD (per esempio, donando loro la possibilità di essere seguiti e tutorati da un insegnante di sostegno), interventi educativi e strategie didattiche. Inoltre, è anche necessario sostenere i giovani ragazzi affetti da autismo ad entrare ed integrarsi nel mondo del lavoro e nella società.