Pet therapy, gli animali ci guariscono

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Nella nostra società gli animali domestici, in inglese “pets”, sono parte integrante delle nostre famiglie e soggetti importanti del nostro vivere quotidiano. Non sono più fonte di sostentamento o aiuto, ma la loro funzione finalizzata è stata soppiantata dal loro ruolo di compagnia. Questo nuovo modo di intendere la relazione uomo-animale, ha portato a comprendere quanto questa relazione abbia benefici sulla vita dell’essere umano, come stimolante e rilassante. Proprio per questo gli animali domestici vengono utilizzati nella riabilitazione di patologie fisiche e psichiche.

La pet therapy o zooterapia è una tecnica riabilitativa che utilizza come strumento l’interazione guidata con gli animali, solitamente animali domestici.

I cani e i gatti sono di certo gli animali più utilizzati nella pet therapy, proprio per la loro capacità di interagire con l’essere umano e per la loro domesticità.

Tuttavia cani e gatti non sono gli unici ad essere impiegati nella zooterapia, si possono utilizzare anche piccoli roditori, pesci rossi, cavalli (ippoterapia), asini (onoterapia) e animali da fattoria.

La storia della pet therapy

La pet therapy ha ufficialmente destato l’attenzione della comunità medica solo negli ultimi decenni, ma in realtà l’utilizzo degli animali domestici per rassicurare, proteggere e stimolare è una pratica molto antica.

La pet therapy come la conosciamo oggi ha avuto fortuna negli Stati uniti negli anni ’70, mentre in Italia è diventata diffusa solo negli anni ’90.

Chi ha fondato la pet therapy?

Il termine pet therapy è stato coniato dallo psichiatra statunitense Boris Levinson, considerato oggi il padre della disciplina. Fu lui che nel 1953 pubblicò uno studio sugli effetti benefici degli animali nei disturbi di ansia e depressione.

Levison sperimentò la zooterapia in prima persona, quando notò l’aiuto che il suo cane dava a un suo paziente, un bambino gravemente autistico. Questa esperienza, diciamolo, un po’ casuale, diede l’inizio a studi più approfonditi, che lo portarono a teorizzare la tecnica della pet therapy.

Negli anni ’70 infine fu poi Erika Friedman a studiare i benefici del rapporto tra uomo e animali, studiando la ripresa in seguito a un infarto in pazienti con un cane in casa e pazienti senza. I pazienti possessori di almeno un cane recuperavano più in fretta in termini di salute e avevano migliori parametri vitali.

Può esserti utile approfondire le tue conoscenze sul disturbo dello spettro autistico, leggi il nostro articolo, ne abbiamo già parlato!

Come funziona

La zooterapia viene utilizzata moltissimo con i bambini, in quanto è un metodo stimolante, divertente e soprattutto immediato.

E’ una tecnica molto utile per i disturbi dello sviluppo, quali autismo, paralisi cerebrale, sindrome di down. Non solo per i bambini è una terapia molto efficace, ma anche per adulti che hanno subito gravi traumi o che hanno patologie psichiatriche.

Il contatto con l’animale, attraverso la carezza o anche il gioco, abbassa la pressione sanguigna nei soggetti ipertesi e migliora le situazioni depressive per anziani e adulti.

Gli obiettivi:

La pet therapy si propone tanti obiettivi, di diversa natura. Vediamo in pratica a cosa serve:

  • migliorare le capacità motorie e il movimento articolare.
  • motivare il paziente a muoversi, ad essere attivo.
  • aumentare l’autostima.
  • stimolare la comunicazione verbale e le interazioni sociali.
  • migliorare le interazioni con gli altri.

In poche parole la pet therapy vuole stimolare il paziente, renderlo più soddisfatto e sicuro di sé, e rilassarlo.

L’effetto degli animali sull’umore

L’aspetto più semplice e più ovvio di utilizzare gli animali come strumenti terapeutici è quello di portare allegria, in una situazione spesso dolorosa e deprimente come la malattia. Gli animali sono utilizzati anche nel trattamento di pazienti oncologici, anche se questi non avrebbero problemi motori o di comunicazione, proprio per il loro effetto sull’umore.

Una persona il più possibile allegra sicuramente reagirà con più forza alle sfide della malattia.

Giocare con un animale ci dà una percezione positiva della vita e ci distrae da i problemi che stiamo affrontando.

La diminuzione dell’ansia porta a reazioni positive a livello fisico, come l’abbassamento del battito cardiaco, più alti livelli di cortisolo e endorfine.

Il team:

La pet therapy non si fa semplicemente mettendo l’animale e il paziente nella stessa stanza.

Questo tipo di terapia necessita infatti di un team multidisciplinare e appositamente formato, affinchè non ci siano situazioni di rischio né per il paziente né per l’animale. E’ importante che l’animale non venga in alcun modo infastidito, per evitare reazioni aggressive.

Avere un buon team è inoltre fondamentale per raggiungere gli obiettivi terapeutici.

Per un buon percorso di pet therapy abbiamo bisogno:

  • un responsabile del progetto, di solito il medico che cura il paziente
  • un medico veterinario, per valutare il comportamento e lo stato di salute dell’animale
  • un coordinatore, che può essere uno psicologo/psicoterapeuta, educatore, infermiere/assistente sanitario, laureato in scienze motorie, insegnante, psicomotricista
  • un coadiutore dell’animale, spesso il proprietario dell’animale o un esperto in comportamento animale

La pet therapy e i bambini

Rapportarsi con gli animali domestici è fondamentale per qualsiasi bambino. Imparano a prendersi cura dell’altro diverso da sè e ad esserne responsabili, l’animale è inoltre un compagno di gioco e un amico fedele.

La pet therapy è particolarmente indicata per i disturbi tipicamente infantili, meglio noti come disturbi dello sviluppo.

Questo tipo di terapia con gli animali migliora le capacità motorie del bambino, l’empatia e la creatività.

Per un bambino con disabilità motoria, giocare con un animale può essere una nuova e divertente sfida; giocare con la palla o con qualsiasi altro oggetto può stimolarlo all’attività e migliorare la coordinazione.

Trattare l’autismo con la pet therapy

Per i bambini affetti da autismo, relazionarsi con un animale aiuta a concentrarsi e a gestire le proprie emozioni. Una delle caratteristiche dell’autismo è la difficoltà comunicativa, sia nell’esprimersi sia nel recepire alcuni tipi di linguaggio. Gli animali quindi rafforzano le nostre capacità di comunicazione, in quanto ci obbligano a un linguaggio non verbale.

Una sperimentazione sempre più diffusa e di grande successo con i bambini sono le fattorie didattiche, luoghi dove, assistiti dal personale, ci si può prendere cura e osservare gli animali da cortile: mucche, galline, oche e altri.

E’ un bellissimo modo di stimolare i bambini alla cura dell’altro, ad occuparsi di piccole incombenze quotidiane e sentirsi utili.

Concludendo, la pet therapy può essere davvero un grande aiuto -e un gran divertimento, non dimentichiamolo!- durante un percorso riabilitativo, sia che il paziente sia un bambino, un adulto o un anziano. Affidiamoci a dei professionisti del settore, per evitare di peggiorare la situazione o causare guai!

La pet therapy è molto utilizzata nella cura dei disturbi dello sviluppo, per saperne di più leggi il nostro articolo.

Fonti:

https://www.healthline.com/health/pet-therapy
https://study.com/academy/lesson/what-is-pet-therapy-history-facts-benefits.html
https://www.google.com/search?biw=1366&bih=667&ei=lxR6XqXUONGykwXEpLLwBA&q=pet+therapy+what+is+it&oq=pet+therapy+wh&gs_l=psy-ab.3.0.0j0i22i30l8j0i22i10i30.5428424.5430567..5431742...0.2..0.112.319.1j2......0....1..gws-wiz.......0i71j0i67.IIxDO-WcfU8

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