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La paralisi cerebrale, le cause e la riabilitazione

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La paralisi cerebrale è definita come un gruppo di disturbi permanenti dello sviluppo, causati da un danno permanente (fortunatamente non progressivo, quindi non peggiora spontaneamente nel tempo) che si verifica nel cervello. In particolare la parte colpita dall’encefalo è la corteccia cerebrale, per questo i problemi sono principalmente di tipo motorio. Solitamente il danno si verifica durante il periodo di sviluppo fetale, durante il parto o nei primi anni di vita, per questo viene chiamata anche paralisi cerebrale infantile.

I fattori che determinano una paralisi cerebrale infantile si distinguono, a seconda di quando intercorrono, in prenatali, perinatali e postnatali.

I fattori prenatali intervengono nel periodo precedente alla nascita, i più frequenti sono la gestosi, diabete materno, infezioni, alterazioni genetiche, farmaci.

I fattori perinatali sono quelli legati all’evento del parto. I più ricorrenti sono problemi di tipo meccanico durante l’espulsione del feto, emorragie, ischemie e ipossie, ovvero mancanza di ossigeno.

Abbiamo poi le cause post natali, ovvero che sopravvengono nel periodo successivo alla nascita. Sono frequenti le infezioni batteriche e virali, ipoglicemia e alterazioni metaboliche.

Come ci si accorge di una paralisi cerebrale infantile?

E’ molto importante diagnosticare la paralisi cerebrale precocemente, per iniziare sin da subito un valido percorso riabilitativo.

Ci si accorge che qualcosa non va al momento della nascita o nel primo periodo di vita del bambino. Questo presenta disturbi del movimento, rigidità del corpo, spasticità, ipostenia (scarsa forza muscolare) e atassia (disordine della coordinazione motoria).

Oltre ai problemi di tipo motorio, il bambino con una paralisi cerebrale può avere disturbi sensoriali, quindi di vista, udito, percezione caldo-freddo, epilessia, difficoltà nel parlare.

Per raggiungere una diagnosi definitiva è necessario eseguire esami di laboratorio, radiografie e tomografie.

La paralisi cerebrale è un disturbo dello sviluppo. Leggi il nostro articolo per saperne di più!

Quanto è frequente la paralisi cerebrale?

La paralisi cerebrale è un problema piuttosto frequente nel mondo, con una frequenza di 2 casi si 1000 nati vivi.

E’ un problema molto correlato alle difficoltà del parto, alle nascite premature, soprattutto se non supportate da un’adeguata assistenza medica.

La frequenza di avere una paralisi cerebrale infatti, aumenta molto per i nati prima della 28° settimana di gestazione, raggiungendo la frequenza di 100 casi su 1000 nati vivi.

Gli effetti della paralisi cerebrale

Non tutte le paralisi cerebrali sono uguali, ma i deficit motori e intellettivi che causano vengono classificati in ordine di gravità, come lievi, medii e gravi. Un bambino con una paralisi cerebrale lieve è in grado di camminare autonomamente, seppur in maniera incerta, è abbastanza coordinato nei movimenti e ha un QI maggiore di 70. E’ quindi una persona che può vivere e crescere in autonomia.

Un bambino colpito da una paralisi cerebrale grave non ha invece la possibilità di camminare, non ha funzioni motorie se non spasmi e movimenti incontrollati e ha un QI inferiore a 50. Non è quindi possibile per lui vivere in autonomia, ma avrà bisogno di assistenza continua.

L’effetto più grave causato dalla paralisi cerebrale è la tetraplegia spastica, ovvero l’impossibilità di muovere tutti e quattro gli arti, assenza di stimolazione sensoriale, e spasmi muscolari.  Ci sono alte probabilità di avere problemi legati alla nutrizione, come assenza di riflesso alla deglutizione con frequenti polmoniti ab ingestis.

Di solito i bambini colpiti da una paralisi cerebrale non hanno difficoltà a raggiungere la vita adulta, ma la prospettiva di vita può essere ridotta se sono colpite le funzioni di base, come la nutrizione e la respirazione. Più il bambino è indipendente, quindi in grado di svolgere azioni di base e di camminare, maggiore sarà la sua prospettiva di vita e potrà arrivare nell’età adulta a vivere una vita normale.

La riabilitazione, migliorare è possibile

C’è una buona notizia e una cattiva: il danno causato da una paralisi cerebrale non è reversibile, non c’è modo di “guarire”. Tuttavia la lesione della corteccia cerebrale non peggiora col tempo e man mano che il bambino cresce è possibile migliorare le capacità motorie  ed espressive, seppure in modo lento e graduale.

La riabilitazione in seguito a una paralisi cerebrale richiede un team di professionisti composto da diverse figure, che lavorano in collaborazione. Sicuramente avremo bisogno di:

  • neuropsichiatra infantile
  • fisiatra
  • ortopedico
  • logopedista
  • oculista

Possono essere necessari dei farmaci, per ridurre la spasticità, le ipercinesie e le distonie.

La riabilitazione motoria riveste un ruolo molto importante per il bambino; con l’adeguata riabilitazione del corpo si possono prevenire contratture, deformità delle articolazioni, si migliora la coordinazione e si imparano nuove abilità.

L’obiettivo è quello di far raggiungere al bambino il massimo grado di indipendenza possibile, nei limiti delle loro disfunzioni motorie e intellettive.

In sintesi il percorso riabilitativo comprende:

  • Terapia fisica e occupazionale
  • Fisioterapia
  • Logopedia
  • Terapia farmacologica
  • Chirurgia per correggere le alterazioni anatomiche
  • Ausilii ortopedici

Metodo Bobath

Un metodo di riabilitazione ancora molto diffuso oggi è il metodo Bobath, sviluppato negli anni ’40 e ancora in uso. Questo metodo parte dal presupposto che la ripetizione del movimento ne consente l’acquisizione e il rinforzo.

Vengono coinvolte nella riabilitazione non solo il paziente e l’operatore ma tutta la famiglia, in modo che la riabilitazione continui poi per tutto l’arco della giornata e non solo in ambulatorio.

Un cardine essenziale del metodo Bobath è il cosiddetto Balance, ovvero lo sviluppo dell’equilibrio e l’adattamento del corpo alle perturbazioni meccaniche.

Un altro elemento del metodo Bobath è il tapping, la percussione ritmica a diverse velocità del corpo del bambino. Vengono individuate delle zone del corpo, chiamati punti chiave, sulle quali il tapping impedisce la reflettività patologica.

Lo sviluppo dell’equilibrio è un punto cardine del metodo Bobath. Se vuoi saperne di più leggi il nostro articolo.

Fonti:

https://www.rehablab.eu/il-concetto-bobath/
https://www.topdoctors.it/dizionario-medico/paralisi-cerebrale-infantile
https://www.msdmanuals.com/it-it/professionale/pediatria/malattie-neurologiche-pediatriche/paralisi-cerebrale
https://www.cdc.gov/ncbddd/cp/facts.html
https://www.healthline.com/health/cerebral-palsy
https://www.cdc.gov/ncbddd/cp/features/cerebral-palsy-11-things.html?CDC_AA_refVal=https%3A%2F%2Fwww.cdc.gov%2Ffeatures%2Fcerebral-palsy-11-things%2Findex.html

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